25 aprile 2011

Carissimi,

 in questi giorni c’è stata un’esplosione di primavera: mille colori hanno avvolto le montagne con i suoi prati, con i suoi boschi e con i suoi frutteti. Sole, luce, calore hanno fatto sì che tutto si risvegliasse in una relazione d’amore. Gli stessi uccelli con le loro infinite melodie partecipano a questa armoniosa bellezza del creato. Guardando estasiati il panorama che ci attornia non ci stupiamo nel pensare che una volta le persone che abitavano questi luoghi lavoravano cantando e portavano in sé una grande serenità.
 Contemplando questa bellezza della natura ci siamo chiesti: “Dov’è la vita?”: nel nostro correre affannoso, nel ricercare in modo forsennato nuovi guadagni, nel vivere agiatamente o nel cercare qualcos’altro che forse abbiamo dimenticato?
 L’affermazione di Gesù: “Io sono la Vita” è così bella e affascinante che suscita emozioni profonde fin nell’intimo del cuore. Essa si addice molto bene al giorno di Pasqua e vuole arrivare ad ogni uomo, senza fermarsi ai soli credenti.
Cercheremo brevemente di capirne la bellezza e il significato. Nei primi capitoli del libro della Genesi è descritto molto bene che Dio dona la vita agli esseri viventi e in modo particolare all’uomo: “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò”.
 E’ questo essere creati a sua immagine che ha proiettato l’uomo nella Vita. Non siamo a sua immagine nella fisicità, perché troppe sono le imperfezioni materiali che ci sono state trasmesse e perché quotidianamente ci rendiamo consapevoli dei nostri limiti. Non siamo a sua immagine nella perfezione, perché molte volte siamo un disastro e causiamo sofferenze a noi e agli altri; non siamo a sua immagine nella durata della vita biologica, perché viviamo un tempo limitato che per molte persone è molto breve a causa della malattia, dell’incuria o della fame.
 Noi siamo a sua immagine nella relazione: Dio è relazione d’Amore. Il nostro Dio non è chiuso su se stesso, autocentrato, che gode della sua perfezione, ma è un Dio che esplode di Amore e di Relazione.
Tutta la creazione è una relazione; senza relazione non ci sarebbe Vita.
L’uomo stesso, nella sua evoluzione, è cresciuto ed è diventato sapiens perché ha saputo sempre di più relazionarsi all’interno della specie.
E’ ancora questo Dio, che è Relazione-Amore, che ha spinto se stesso ad aprire il suo cuore all’uomo con la rivelazione di sé. Non si è accontentato di aver creato uomini capaci di coltivare la terra, di costruire città, di solcare il mare, di scoprire realtà sempre nuove, di conquistare nuovi mondi, di diventare super tecnologici, ma ha desiderato di comunicare la sua Vita, il suo intimo. Questo tipo di Vita-Comunione non poteva essere comunicato da un uomo, ma solo da qualcuno che ne avesse fatto un’esperienza diretta, e questo qualcuno è stato Gesù di Nazareth, il Figlio unigenito del Padre.
Riusciamo allora a capire perché Gesù proclama: “Io sono la Vita” perché lui, il Signore, vive ed è intimamente quella Vita che è relazione d’Amore e di Comunione che dopo la Pasqua e la Pentecoste diventerà possibile anche per gli uomini viverla.
I vangeli raccontano di molte guarigioni operate da Gesù: dona la vista ai ciechi, guarisce i lebbrosi, fa camminare gli storpi, fa udire i sordi, dona la vita a persone morte.  Sono tutti segni liberatori, preparatori ad accogliere la vera Vita.
E’ nel capitolo sesto di Giovanni che troviamo il senso di questa Vita che ci viene donata: “Io sono il pane della Vita”. E’ un pane, il suo corpo, che viene donato, spezzato. Questa affermazione avviene dopo che cinquemila persone hanno mangiato di un pane che è stato moltiplicato e questo è stato reso possibile perché un ragazzino ha messo a disposizione i suoi pani e i suoi pesci che dovevano servire per lui.
E’ da questo pane spezzato e da questo sangue versato che nasce la Vita.
Tutto ciò passa attraverso la relazione di amore e di gratuità con il Signore che ha voluto essere vicino all’uomo nella sua fragilità e nei suoi limiti. La società di oggi fa fatica a cogliere l’insieme del tutto perché si sofferma tante volte sui particolari, senza mettere in relazione le persone o le cose. L’intervento di Dio nella storia è proprio quello di aiutare l’uomo a capire il tutto attraverso il cammino di relazione.
Si è orgogliosi di far nascere i bambini e di distribuire tante pappe, ma non sempre ci si premura della relazione che può intercorrere tra le varie persone coinvolte in una nascita. La Vita non è far nascere, non si riduce puramente a un fattore biologico, la Vita è creare legami di comunione. Così pure si può lottare per la vita in gruppi molto organizzati, ma non è detto che all’interno di questi gruppi ci sia la Vita-Comunione; oppure si cerca di prolungare a tutti i costi la vita biologica, dimenticando che la vita biologica è solo un aspetto e che bisogna saper cogliere la vita personale nel suo insieme e soprattutto alimentare una Vita-Comunione e di relazione con se stessi e con le persone che ci stanno accanto.
Tutte le realtà imposte sanno di morte e non di vita, se ci impongono centrali nucleari, se ci impongono un’industrializzazione dell’acqua, se ci impongono modalità di comportamenti corrotti o mafiosi, se ci impongono leggi che non sono più a tutela della comunità, ma a beneficio di pochi: tutto questo parla di morte e non di Vita.
Anche tanti silenzi della Chiesa sanno di morte e non di Vita: silenzi di fronte alle torture perpetrati da governi dittatoriali che ufficialmente volevano difendere la Chiesa ma che in realtà eliminavano tutte le persone che cercavano giustizia (vedi Cile, Argentina, Guatemala, Salvador…).
Silenzi che continuano ancora oggi di fronte a leggi ingiuste.
Si è Vita quando si aiutano le persone a relazionarsi con amore, a creare legami di comunione con sé e con gli altri, sia che queste persone siano piccole o grandi, sane o ammalate, mariti o mogli, credenti o non credenti. Al contrario, quando si impongono scelte non rispettose delle persone, quando non si è capaci di vedere nel suo insieme ma ci si sofferma su piccoli particolari, che siano personali o sociali, allora si creano aborti di relazione, allora in quei contesti regna la morte e non la Vita. Non basta offrire delle cose che possono essere cibo, vestiti, soldi, costruzione di edifici, accoglienza di immigrati, costruire ospedali o lebbrosari in terre di missione per dire a noi stessi che abbiamo lavorato per la Vita, perché tutte queste cose sono delle belle cattedrali nel deserto ma affinché diventino Vita, è indispensabile che  nascano da una relazione di comunione con il territorio, tra le persone e nelle comunità stesse e allora diventeranno piene di Vita e dureranno nel tempo.
L’augurio che vi rivolgiamo è che voi possiate essere persone amanti della Vita non perché fate delle cose meravigliose ma perché il vostro cuore è un albero grande sotto le cui fronde tante persone possano riposare, riprendere forza e coraggio e contemplare la vostra disponibilità ad accogliere, ad ascoltare e a sorreggere.

Vi auguriamo Buona Pasqua di cuore.

       
       Don Gianni e Milva

Informazioni aggiuntive