25 maggio 2011

25 maggio 2011

Carissimi,
con questa lettera riprendiamo le riflessioni sul Pater approfondendo la frase: “sia fatta la tua volontà”.
Alcuni mesi fa siamo rimasti stupiti per il comportamento di una superiora di un ordine religioso che ha sollevato una suora da un impegno in una comunità affidandogliene un altro totalmente diverso, molto riduttivo ed estraneo al carattere di quella suora, procurando un’enorme sofferenza nella comunità e nella suora stessa. Questa modalità impositiva sia che sia attuata negli ambiti religiosi, sociali o familiari crea sempre sofferenza e impedisce alle persone di crescere perché per molti anni si soffermeranno sulle ferite subite piuttosto che progettare cose nuove a beneficio di tutti.
La preghiera che Gesù fa nel momento drammatico dell’orto degli Ulivi: “Padre, se vuoi allontana da me questo calice! Tuttavia non si fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc. 22,42) è preceduta da una scelta precisa di amore di fronte alla proposta fatta dal Padre suo. E’ questa scelta di amore che ha spinto Gesù, Figlio di Dio, ad acconsentire a donare la vita per l’umanità intera.
Quando si dimentica questa modalità di amore, si diventa autoritari provocando dolore e sofferenza.
Nel nome dell’obbedienza si sono umiliate, distrutte dignità e progetti di persone e comunità.
Quando l’istituzione di qualsiasi tipo passa davanti al bene della persona distrugge invece di creare.
Per bene della persona non si intende un bene egoistico, di comodo, ma un bene che tenga conto dell’essere della persona, delle sue risorse e delle sue capacità e anche di un tempo per trasformare le proposte fatte interiorizzandole con amore.
La volontà di Dio è sempre una volontà liberatoria, di risurrezione. E’ una volontà perchè la persona sia libera da ogni forma di male; le guarigioni che Gesù ha effettuato sono segno di questa volontà del Padre.
Perché si attui la “volontà” nello spirito del vangelo è necessario che ci sia una relazione di amore. Accettando questo si rifiuta ogni imposizione autoritaria nella relazione di coppia, genitoriale o all’interno delle comunità religiose. Si rifiuta anche, all’opposto, il disinteresse, la svalutazione o la manipolazione che costringono l’altro a fare delle cose per sensi di colpa. Specialmente nelle persone più sensibili fare la volontà di altri per sensi di colpa porta alla morte interiore, perché impedisce di crescere e di responsabilizzarsi. Anche un’educazione fondata sul negativo, sul male visto dappertutto non può aiutare un ragazzo o un adulto a fare delle scelte con serenità e gioia, perché sarà sempre pauroso e insicuro e non sarà in grado di fare la “volontà” di Dio. Anche un’educazione priva di orientamenti morali dove è permesso tutto e il contrario di tutto, dove bene e male, luce e tenebre, buono e cattivo si mescolano e diventano insignificanti, anche in questo caso è impossibile fare una volontà che sia di risurrezione e liberatoria per la persona perché le sue scelte non saranno mai libere e autentiche, ma condizionate dal caos interiore.
E’ interessante come nel primo capitolo del libro della Bibbia, la Genesi, Dio crea armonia tra opposte situazioni: luce e tenebre, sole e luna, acqua e terra, animali e uomo, maschio e femmina, Adamo ed Eva. L’armonia tra opposte diversità è segno di una volontà di Dio. E’ nell’attuare l’armonia che si gioca oggi la possibilità della convivenza tra i popoli.
La chiesa stessa guardando a quello che ha operato Dio nella storia è invitata a agire con armonia in un mondo che crea sempre più disarmonia a causa di un’accentuazione delle differenze sia sociali che religiose.
Se la Chiesa non si porrà in modo diverso correrà il rischio di essere cancellata da molti paesi.
Dove sta la novità del messaggio evangelico?
E’ il cercare di coniugare attraverso l’amore di Gesù con il dono dello Spirito, situazioni che possono sembrare impossibili da mettere insieme come è avvenuto nelle prime comunità cristiane. Mettere insieme schiavi e liberi, ebrei e greci, uomini e donne era davvero fantascienza, eppure questo si è realizzato e nessuno ha perso la propria identità, ma si è trovato un modo nuovo di vivere insieme. Se la Chiesa oggi non cambia le modalità troppo verticistiche e maschilistiche corre il rischio di non creare all’interno un’armonia ma disunione sempre più profonda senza vivere in questo modo quella volontà di Dio che è di unire anziché di emarginare.
Il cristiano dovrebbe essere  maestro di unità e di armonia perché questo lo ha imparato dal suo Signore. Anche a livello personale “fare la volontà di Dio” è cercare di armonizzare corpo e spirito, pulsioni diverse del proprio carattere per realizzare un’ “unità” che permetta di vivere in modo armonioso e continuativo senza avere delle modalità di comportamento diverse a seconda dove mi trovo. A livello di coppia perché si realizzi la “volontà di Dio”  è necessario che si coniughi la ricerca costante dei singoli componenti rispetto alla propria specificità con la disponibilità ad accogliere l’altro per quello che è unito all’essere un interlocutore significativo perché ciascuno possa realizzare pienamente le proprie potenzialità. La risultante di questa reciprocità crea l’unità e l’unicità della coppia. Anche tra le varie chiese cristiane vale la stessa cosa, altrimenti la contrapposizione avrà il sopravvento e l’unità tra i cristiani resta una chimera desiderata sulla carta o a parole ma che non si realizzerà mai.
Bisogna avere il coraggio di ripensare cose nuove, creare armonia nelle differenze e non aver paura di queste differenze senza arroccarsi nei propri ambiti. Non saranno i teologi a creare unità tra le varie chiese ma persone capaci di armonizzare e di creare unità tra loro al di là delle varie divisioni. 

Con amicizia e affetto vi salutiamo. A presto

       Don Gianni e Milva

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