25 giugno 2011

Carissimi,

      mentre prepariamo questa riflessione sulla frase del Pater: “dacci oggi il nostro pane quotidiano” il nostro cuore e la nostra mente sono proiettati verso due momenti importanti del mese di giugno, l’incontro con Paolo Mirabella e la serata del 25 dove musica e fiabe ci  aiuteranno a sognare realtà nuove nella nostra vita.
     Questo aspetto del sognare è fondamentale per poter realizzare cose nuove tali da cambiare profondamente o la nostra vita o l’ambiente in cui noi viviamo; se non si sogna siamo destinati a essere delle persone sconfitte sia a livello sociale che spirituale. Diventiamo vecchi nel cuore e nello spirito.
      Ci piace molto l’inizio del salmo 126:

“Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si aprì al sorriso,
la nostra lingua si sciolse in canti di gioia.”.

     Fu un sogno stupendo che si tradusse in realtà anche quello della liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù dell’Egitto. Il popolo ebraico nel cammino verso la Terra Promessa dopo la liberazione dalla schiavitù, ricevette in dono la “manna”, cibo che serviva per il sostentamento quotidiano. Nonostante questo dono, innumerevoli furono le rivolte contro Mosè e il Signore; fu un pane donato che non cambiò il loro cuore.
 
“Nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne. Gli Israeliti dissero loro : ‘Fossimo morti per mano del Signore nel paese d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine.
Allora il Signore disse a Mosè: “ Ecco io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno” (Es.16,2-7). 

    Del resto anche oggi i genitori donano tanto ai figli, ma non sempre quei doni cambiano il cuore. Anche nelle parrocchie vengono offerti tanti servizi ma non sempre essi cambiano il cuore. Sempre durante il cammino nel deserto al popolo ebraico venne donato un altro cibo straordinario: il dono della legge con un’alleanza eterna tra il Signore e il suo popolo. Anche questo cibo ben presto venne dimenticato.

“Il popolo vedendo che Mosè tardava a scendere dalla montagna, si affollò intorno ad Aronne e gli disse: ‘Facci un Dio che cammini alla nostra testa’. Aronne rispose loro: ‘Togliete i pendenti d’oro che hanno agli orecchi le vostre mogli e le vostre figlie e portateli a me’. Egli li ricevette dalle loro mani e li fece fondere in una forma e ne ottenne un vitello di metallo fuso. Allora dissero: ‘Ecco il tuo Dio, o Israele, colui che ti ha fatto uscire dal paese di Egitto” (Es. 32,3-4).

    Nel rileggere quelle pagine della Bibbia  ci sembra di vedere quella massa di ragazzi che, terminato il catechismo con le celebrazioni dei vari sacramenti, dimenticano tutto a dimostrazione che il cibo ricevuto precedentemente non è stato assimilato, non è sceso nel cuore.
   La società oggi propone migliaia di altre occasioni più interessanti di cui cibarsi: dal piacere di mangiare a quello di divertirsi, dal piacere di possedere sempre di più a quello di apparire, dal piacere di primeggiare a quello di essere unici. Queste modalità oramai sono talmente radicate che hanno stravolto i rapporti tra le persone, tra le famiglie e all’interno della società stessa portando  un grande individualismo. Il piacere deve essere presente nella nostra vita per poter vivere e amare ma non può essere un pane di cui ci cibiamo in esclusiva perché altrimenti crea sofferenza per noi e per gli altri: deve essere un pane condiviso.
    Il piacere è il motore della nostra vita: esso ci permette di crescere, di conoscere e di amare. Perché non diventi motivo di individualismo, alimentando tristezza nella persona e negli altri, deve essere condiviso; più il piacere è allargato a molti e più diventa un bene, un pane quotidiano.
    Un altro pane di cui si nutre molto l’uomo di oggi è quello del sapere, del conoscere: si cerca  di aiutare le persone a conoscersi meglio attraverso cammini terapeutici, si cerca di conoscere il coniuge o di conoscere i figli. Innumerevoli sono i libri scritti su questi argomenti in questi ultimi anni. Si cerca di conoscere meglio la propria fede con percorsi più profondi e dettagliati rispetto a quelli fatti anni fa. Eppure tutti questi cammini non hanno portato cambiamenti significativi sia a livello di chiesa che a livello sociale. Sono aumentate l’indifferenza e la chiusura, le divisioni e il non rispetto per le persone, l’arrivismo e il potere. Tutto questo conoscere, di per sé  buono,  non è diventato il pane quotidiano.
    Mentre il piacere è il motore della persona, perché gli permette di vivere e di amare senza essere un frustrato e un insoddisfatto, il conoscere è il motore della storia che ha permesso all’uomo di scoprire sempre nuove realtà e di diventare una storia di salvezza. E’ un pane fondamentale sia a livello materiale che spirituale. Senza il conoscere ci chiudiamo in noi stessi e non permettiamo al nostro io di incontrare altre persone, di creare realtà nuove, di attuare cambiamenti sia a livello umano che spirituale.
        Il pane quotidiano che con insistenza si chiede nel Pater è il pane che ha fondamento in Dio stesso: è l’Amore Agape, l’Amore che crea comunione che si inserisce nel nostro piacere e nel nostro conoscere rendendo queste due realtà fondamentali della vita umana non come realtà sterili, individualistiche, ma capaci di portare in sé un bene comune che unisce.
    E’ nella preghiera di Gesù che si trova il vero senso del pane quotidiano:

“Perché tutti siano una sola cosa come tu Padre sei in me e io in te siano anch’essi in noi perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv. 17,21).

    Questo pane-Agape passa attraverso la persona di Gesù, anzi si identifica in Gesù stesso:

“Io sono il Pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna del deserto e sono morti: questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia”. (Gv. 6,48).

    Mangiare questo pane-Agape non porta a una relazione individualistica io-Gesù che è deleteria per un cammino di fede, ma ad una  comunione. La relazione di comunione è quel pane quotidiano di cui abbiamo tremendamente bisogno sia a livello umano che spirituale. Solo questo cammino sarà capace di trasformare il nostro desiderio umano di piacere e di conoscere in una realtà nuova dove la persona con tutte le sue potenzialità sessuate e conoscitive realizzerà pienamente se stessa in una armonia di Amore-Comunione.
   

    Nel salutarvi vi auguriamo di sognare ancora delle realtà belle e nuove per la vostra vita personale, di coppia, di amicizia e per i vostri percorsi spirituali.

  Buona estate e a presto.

        Don Gianni e Milva

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