Le persone

Franco

Il mio cammino

Ho fatto il Cammino di Santiago di Compostela nel 2003 e nel 2006;( e poi per accontentare la mia compagna  2008...in auto..di Credenzial)

Commento

Indimenticabile .
Il Cammino abbraccia tutti i colori del mondo, tutte le religioni e culture.
Si prova fatica che rinvigorisce, il sorriso che rasserena, gli amici incontrati di cui mai immaginavi esistenza, e che d'allora non dimenticherai più.
Spero quando sarò più in la' con gli anni di farlo ancora una volta... anche se si sta industrializzando... un po'  ( i vecchi tempi erano un altra cosa )-ora ho 72 anni!

Vincent

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 Vincent Fontaine

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Il mio cammino

Nel 2012

Commento

Looking for a better understanding of my self, of the life I just started at the age of 18, I took the Camino of the unknown. I decided to walk the famous way of Santiago from Le Puy en Velay (FRANCE) to Fisterra and Muxia after the mythic city of Santiago.
2 month and a bit, in the steps of so many people.
I didn't really know at that time what I was going to discover. But I needed to change. To discover my self, and especially what/why am I here for!

What an incredible experience ! So personal, so intense, close to Nature, close to ourself, close to life and Humankind.

I went on april 2012.
Almost 1 year. I know I need a lot of time to understand all the time, all the experiences, all the meetings I lived from the Center of France to the "End of the Wolrd".
For me, it was very hard to BE back home. Not to come back, because I wanted it. But to be at home after a while, to meet your ancient world with DEFINETELY new eyes, new mind, new horizons ...

A man told me : "The Camino starts after the camino".

I've heard also : "El final de tu Camino, es el principio de tu Destino".

Actually : How could I live my life in the way I did before ?

Everything is possible after the Camino ! Even if it's hard, everything's got a meaning !

ULTREIA
SUS EIA
All of you !

I wish you the very best of life for everybody !

May everybeing live in harmony with itself to create Harmony with everybeing !

LOVE TO ALL !

Roberta

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Roberta

Roberta Bertoletti

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Il mio cammino

Nel 2012

Commento

Il Cammino chiama e continua a chiamare...

Valter

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Valter Corosini

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Il mio cammino

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Pietro

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Pietro Scarano

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Il mio cammino

Un articolo di Pietro, pubblicato sul giornale Madreterra, mensile di informazione e cultura di Palmi e dintorni, è presente nel "Commento"

Commento

copertinamadreterraIL “CAMMINO DI SANTIAGO DI COMPOSTELA” (raccontato da...

Dopo 800 Km a piedi, finalmente, il Cammino di Santiago di Compostela è concluso!
Il Cammino di Santiago è un pellegrinaggio lungo un percorso che attraversa la Francia e la Spagna settentrionale, per concludersi a Santiago, dove si trova la tomba dell’apostolo Giacomo il Maggiore.

L’emozione, alla vista della cattedrale di Santiago alle 8.00 del mattino dell’11 giugno 2012 è stata grande! Significava per me la realizzazione di un sogno, la certezza di aver superato una difficile prova, ma allo stesso tempo la fine del dolore e del sacrificio durati quasi un mese!
Ho iniziato il Cammino il 16 maggio 2012 da Saint-Jean Pied de Port (confine francese) tirando un pesante carrello, diverso da quello, molto leggero, che avevo precedentemente preparato allo scopo e collaudato con cura in Aspromonte con il mio amico di sempre Franco Luppino e che ha subìto, sul bus che mi ha portato in Francia, la rottura di una ruota per un errore di altri. Ho continuato, poi, per due tappe con lo zaino in spalla e, poiché non posso portare pesi addosso, ho proseguito, rigorosamente a piedi fino a Santiago di Compostela, spingendo una bici con lo zaino sopra, concludendo, quindi, il percorso aggiuntivo in autobus (altri 100 Km) fino a Finisterre (fine della terra-lembo estremo dell’Europa) dove i pellegrini si purificavano, bagnandosi nell’oceano Atlantico.
Pensavo, dopo le prime tappe, che questa impresa, coltivata da tanto tempo, fosse la cosa più inutile che io avessi mai fatto nella mia vita!
Che senso aveva alzarsi presto al mattino, preparare lo zaino e iniziare un percorso a tappe forzate, che si rivelava, giorno dopo giorno, non sempre facile, ma, comunque, faticoso e doloroso? Sì, il dolore!... quotidiano compagno di viaggio! Il dolore fisico che non ti lascia mai e che non è lo stesso del giorno prima. Perchè oggi ti fa male un piede, domani l’altro, poi una gamba, poi il ginocchio, poi la caviglia, poi il femore, poi arriva  uno stiramento muscolare che ti porti appresso per qualche giorno, alleviato solo dall’olio degli Esseni che l’erborista mi aveva consigliato… e le vesciche, o, come le chiamano gli spagnoli “las ampollas”, che non sono altro che le nostre “’mpudi”. Ma vi pare che vengono solo ai piedi? No! A me nelle prime tappe sono venute in un posto che non posso qui nominare, ma, credo abbiate già indovinato dove! E, quando concludi la tappa, non vedi l’ora di andare a riposare a letto, perché solo il riposo è il miglior medico in queste occasioni.
E, poi, perché imporsi tanto dolore? Che senso aveva? Nonostante ciò e la tentazione di mollare tutto, si continuava ad andare, come se obbedissimo al richiamo  di qualcosa o di Qualcuno! E la pioggia, il freddo del mattino e il vento, quasi sempre di fronte e freddo proveniente dall’Atlantico o il gran caldo della meseta, dove l’albero te lo puoi solo sognare, il sudore e la sete che per essere placata non bastavano fiumi in piena o le salite così ripide come se fossero state “progettate” solo per farti soffrire, per farti fare veramente “penitenza” per chissà quali peccati commessi! E i chilometri, che qui ti sembravano sempre più lunghi, interminabili, specialmente gli ultimi di ogni tappa!
Il Cammino di Santiago è, senza dubbio un grande fenomeno di massa, forse oggi troppo mitizzato dalla Tv e da Internet, per attirare così tanti “pellegrini”. Supportato da una efficientissima organizzazione per soddisfare tutti i bisogni dei “pellegrini-turisti” che vanno coccolati, vezzeggiati, assistiti per farli continuare ad andare, a camminare, a pedalare (sì, perché vi sono anche i ciclisti!), per mantenere efficiente e remunerativo il sistema: 800 Km di strada lungo la quale milioni di persone (secondo le statistiche) “alimentano” un meccanismo molto ben oleato. Esso ha ridato vitalità, in questi ultimi anni, a piccoli paesi del nord della Spagna che certamente non avresti mai visitato!
Sono nati, infatti, lungo il Cammino, centinaia e centinaia di esercizi turistici e commerciali, ”albergue” (così li chiamano gli spagnoli). Soprattutto questa, e non quella spirituale o religiosa sembra essere una delle ragioni di questo fenomeno moderno.
Ma, accanto a tutto ciò, vi è, per fortuna, un aspetto, per me, questo sì molto positivo, che è doveroso sottolineare e che è, oggi,una vera rarità: l’umanità, i compagni di viaggio, il mondo che incontri!
Qui non sei mai solo. Sei sempre in contatto con altre persone provenienti da tutte le parti del mondo. A me non era mai accaduto! Qui ho incontrato spagnoli, francesi, inglesi, olandesi, polacchi, croati, tedeschi, ungheresi, sudafricani, canadesi, giapponesi, coreani, maltesi, brasiliani, nigeriani, finlandesi, danesi, argentini, statunitensi, i soliti italiani (che non mancano mai) che ti parlano in cento lingue diverse (quasi un caos linguistico) e che, senza alcuna barriera, familiarizzano facilmente con te e con te condividono cibo, tempo, esperienze. Qui ci si aiuta a vicenda nelle difficoltà del Cammino: la solidarietà è di casa! E’ una bella umanità quella che si vede qui e che passa da qui e che il microcosmo del Cammino “genera”. Situazioni come queste ti fanno ben sperare in un mondo migliore. Qui realizzi che, in un mondo globalizzato, sarebbe oggi più che mai necessaria una lingua comune internazionale (non importa quale), per comunicare con gli altri, evitando separazioni tra popolazioni di lingue e culture diverse. Qui ho incontrato uomini e donne di tutte le età, alcuni troppo grandi, pensavo, per portarsi addosso un fardello così pesante (zaini di dieci/quindici chili) e per così lungo tempo (quasi fosse una pena!), pensionati, lavoratori in ferie, sacerdoti, seminaristi o chissà cos’altro; ma, comunque, camminavano, camminavano sempre, nonostante il dolore e le ferite ai piedi, che venivano curate con cerotti o garze vistosamente applicate.
Cosa li spingeva, cosa ci spingeva ad andare? Non lo so! Tanti zoppicavano, anche i giovani, molti, sempre allegri e vitali, specialmente quando la sera ci si riuniva per la cena comunitaria.
Un aspetto curioso che si notava al mattino presto: quello della sveglia! Le persone che, come se avessero occhi fosforescenti, si preparavano lo zaino al buio (l’ho fatto anch’io!), per non disturbare gli altri che ancora stavano dormendo (si dorme tutti insieme in camerate) pronti a partire come uno sciame di locuste per assaltare il prossimo campo di grano, oppure quando, come processionarie lungo il Cammino, segui quello che ti precede, perché, se ti distacchi molto, rischi di perdere la strada, oppure osservare alcuni che, armati di tanta tecnologia moderna, controllavano il contapassi che portavano al polso (calcolando la media percorsa), come se partecipassero ad una maratona! Il Cammino non è una gara!
Il Cammino può essere meditazione, penitenza, promessa, voto, sogno, svago, sfida con se stessi, curiosità, silenzio, solitudine quando ti allontani dai compagni di viaggio, conoscenza, solidarietà, amicizia, altro ancora, ma non è una gara!
E che dire del ricercatore ungherese Pietro che, partendo da Burgos (488 Km da Santiago) nonostante i gravi problemi alle gambe, mi aveva rivelato di aver deciso di fare il Cammino da solo con lo zaino in spalla come tutti? E’ stato, questo, un incontro che ha dato una svolta al “mio” Cammino: da allora, soffrendo in silenzio, non mi sono mai più lamentato con nessuno dei compagni di viaggio dei miei dolori, pensando a Pietro ed alle difficoltà che avrebbe incontrato fino a Santiago. Non l’ho più rivisto, ma non l’ho più dimenticato! Per me ha rappresentato e rappresenta un esempio concreto di forza interiore e carica spirituale non comuni, da imitare, e che mi hanno spinto ad andare avanti nei momenti di scoraggiamento, quando il Cammino diveniva pesante!
Ma il Cammino non è solo fatica, sudore e dolore.
C’è, pure, l’aspetto artistico-culturale di cui Esso è ricco: le magnifiche cattedrali gotiche di Burgos, di Leon (delizie per gli occhi e lo spirito!), il monastero di Samos, le chiese spagnole, dove quasi tutte le sere si partecipava tutti insieme alla messa e alla benedizione dei pellegrini, la cattedrale di Santiago, i paesaggi che somigliano al nostro Aspromonte o alla Marinella (Finisterre), a proposito della quale comunico (come appare nelle foto) di aver deposto sotto la Cruz de Hierro (il punto più alto del Cammino: 1504 metri di altezza e a -231 Km da Santiago) una pietra (della Marinella) per onorare Palmi ed i palmesi che in questi anni mi hanno accolto con generosità ed amicizia .
Se vi verrà voglia di fare il Cammino per qualunque motivo, fatelo pure, ma fate attenzione! E lo dico, non per raffreddare i facili entusiasmi di coloro i quali, avendo saputo del Cammino, mi hanno detto quanto deve essere stato emozionante e che mi hanno suggerito di non inserire in questo mio narrare gli aspetti meno positivi che ci sono e che non bisogna nascondere.
Ho avuto l’impressione che queste mie opinioni, in un certo senso, avessero interferito col “loro Cammino”, scalfendone la magia, il mito, il sogno. Esso non è una semplice passeggiata lunga 800 Km tra campi infiniti di grano, fiumi, ruscelli, vigneti, montagne, campagna curatissima e quasi tutta coltivata, greggi, boschi, mesete, pecore, cavalli, tori, paesaggi più o meno insoliti, papaveri rossi, albe, tramonti, cielo stellato, canti di uccelli al mattino, nidi di cicogne sui campanili, puzze di cacca di vacca, case di fango e paglia, ristoranti, bar, chiese, cattedrali gotiche, strade deserte, paesi grandi e piccoli dignitosi e troppo puliti, pale eoliche disseminate ovunque per la produzione di energia elettrica, persone che, quando ti incontrano, ti salutano con il beneaugurante “Buen Camino!”: è anche tutto questo.
Ma è anche una via dolorosa (ho contato otto lapidi di pellegrini morti durante il viaggio): solo chi è un po’ folle può pensare di camminare per un mese intero per compiere un’impresa come questa (c’è chi l’ha fatta sette volte: vuol dire che è stato sette volte pazzo o “ loco“, come si dice in Spagna!).
Che effetto avrà adesso questa esperienza sul mio spirito? Non lo so!
So solo che essa ha messo a dura prova la mia resistenza fisica!
E, per quanto mi riguarda, non voglio più sentire parlare, per ora, né di Cammini, né di escursioni!

P.S: a proposito! A quando la prossima escursione in Aspromonte?

...Pietro Scarano)

Monica

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Monica Favrin

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Il mio cammino

Ho percorso il Cammino a piedi nel 2012 ma l'avevo già percorso in bici con mio marito nel 2011.

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L'esperienza a piedi e da sola non ha paragoni... emozioni, incontri, pianti, gioie sono stati sentimenti più intensi che non quelli vissuti con il mio compagno di vita.

Javier

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Javier Peño Iglesias

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Il mio cammino

L'ultima volta, nel 2012...

  

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Caí en el Camino de Santiago casi de rebote, tras unas cervezas y gracias a que el padre de un amigo, que ya había hecho muchas veces el Camino, nos pagaba los viajes en tren de ida y vuelta. Él, incluso, nos planificó la ruta: Ourense-Santiago.

 La peregrinación siempre empieza a la hora de hacer la mochila. ¡Y qué decir de aquella primera! Metí hasta un balón de fútbol y con eso creo que lo digo todo. Sin embargo, la hospitalidad de un señor que encontramos apenas dos días antes de llegar a Santiago me cautivó y, con ello, me prometí que tenía que volver al año siguiente. Porque el Camino tiene ese algo que te engancha y siempre quieres volver. En mi caso, entonces un chaval de 20 años, descolgado de sus creencias religiosas, con ciertos problemas familiares pero con un futuro esperanzado en su carrera de periodismo, fue aquel hombre, pero el caso es que las sensaciones son parecidas y la continuación de la historia la misma: volver a peregrinar.
 
 Y apenas 360 días después me veía en la ciudad portuguesa de Porto con una ilusión grande por hacer mi camino. Lo cierto es que lo que más recuerdo de aquellos días, paisajes, experiencia en Portugal y demás a parte, fue que me acababa de echar novia. ¿Y qué pasó? Que le pedí al apóstol Santiago que cuidara de aquella relación. Pues bien, sucedió que la noche antes de llegar al sepulcro jacobeo me desperté en torno a las cinco de la mañana sobresaltado y convencido -Dios sabrá por qué- de que la relación se iba a ir a pique desde ese momento. Dicho y hecho.

 Y llegó la Semana Santa del año posterior y, habiendo comenzado con otra chica otro noviazgo, se acabó por romper a la vuelta de esta tercera peregrinación a Compostela tras haberle rogado al señor Santiago que todo saliera bien. Cuanto menos curioso, ¿no?

 A finales del año 2009, y con más problemas familiares, decidí que quería comenzar 2010, año jacobeo, en la ruta compostelana y llegar a Santiago el 1 de enero, así que, sencillamente, lo hice junto a un amigo. ¿Otra chica? No, en este cuarto episodio lo más destacable fue que volvimos a estar con el señor del primero y su familia. De hecho, acabamos invitados en nochevieja en su casa y cenando maricos, buena carne y maravillados por el regalo que el Camino nos había brindado.

 En agosto de 2010 mi hermana entró monja en Iesu Communio, una joven comunidad de religiosas que entonces eran Clarisas. El caso es que aquel día sentí que debía volver a Dios y, poco a poco, conforme me iba acercando más a Él, comenzó a surgir en mi corazón la idea de ser sacerdote. Pero, ¿cómo? ¿yo? ¿el mismo que había estado años alejado de la Iglesia pese a saber que ahí estaba Dios presente realmente? Afortunadamente –pensaba entonces- conocí a una chica con la que quedaba y con la que parecía posible el comenzar una relación seria. Ella era católica, por lo que esa parte parecía que le iba a gustar a Dios y al apóstol, así que poco o nada tenía que temer antes de embarcarme en mi quinto Camino, esta vez desde Ponferrada y solo. La idea del sacerdocio seguía, pero la chica ocupaba el primer lugar de mis preferencias, así que intentaba olvidarme de ello y le propuse a Jesucristo un pacto: que me dejara empezar con la chica y que, si salía mal, cedía ante ‘Su presión’ e ingresaba al Seminario.

 La vida me sonreía, trabajaba de periodista deportivo, había redescubierto a Dios, tenía una hermana monja y una posible novia. Todo perfecto, ¿no? Esta vez sí que sí, el apóstol iba la iba a aceptar y al regreso a casa todo iba a ir sobre ruedas. Claro, olvidé que cada segundo cuenta mientras uno se dirige a Santiago.

 4 de diciembre, Villafranca del Bierzo, amanecer nevado y etapa con final en O’Cebreiro. Ése era el plan de mi segundo día. Ya al salir conocí a Francisco, un señor de Barcelona, con el que conecté en seguida y acabamos yendo juntos ése y el posterior día. El caso es que pasaron los kilómetros y la nieve a nuestro alrededor comenzaba a amontonarse con capas de varias decenas de centímetros, cada vez más nieve conforme nos acercábamos a la cima. Y, de repente, a unos cinco kilómetros de la llegada, vi en el suelo una señal que relacioné inexorablemente con la chica que estaba conociendo y pensé: ‘Ya está, gracias, Dios; gracias, Santiago. ¡Es ella!’ Me puse muy contento y continué ascendiendo junto a Francisco. Y en un silencio, como si de un arrebato se tratara, una voz empezó a resonar muy fuerte y muy claramente en mi cabeza: ‘Esa chica no es para ti, esa chica no es para ti. Va a salir mal la cosa’. Como es obvio, intenté quitármelo de la cabeza y lo logré, si bien fue gracias a que comenzó una tormenta de nieve que hacía que no viéramos más allá de medio metro por delante de nuestros ojos. Bastante teníamos con avanzar.

 Ya en O’ Cebreiro, decidí que por la tarde iba a ir a Misa, pero antes le escribí un mensaje con una foto de la nieve y todo eso a ella y fui con Francisco a una taberna del poblado donde años antes había probado uno de los mejores quesos y chorizos de toda mi vida. Estuve rezando y me eché a llorar al comprender delante del Sagrario que Dios no me iba a permitir salir con la chica… y, para mi agobio, asomó la idea, otra vez, del sacerdocio. Acabó la Santa Misa y vi que había contestado el mensaje con una foto de un sobrino suyo, cosa que me gustó bastante. Total, los niños siempre habían sido mi debilidad, especialmente tras llevar tres años entrenando a chicos de entre 7 y 10 años en el Rayo Vallecano de Madrid. Volviendo a la historia, interpreté el mensaje como un indicio que eso del sacerdocio y la idea de que todo iba a salir mal no era más que miedo absurdo. Y pasaron tres días, dejé atrás a Francisco y conocí en Arzúa a José, un hombre de Ermua, (Euskadi), con el que decidí que llegaría hasta Santiago en una etapa desde el propio Arzúa. No sé cómo, pero en las ocho horas de etapa hablamos de los problemas en España, del nacionalismo, de fútbol, de chicas, de su vida… y de la mía. Y ahí sucedió que comprendí que de verdad podría estar verdaderamente llamado a servir a los demás como sacerdote. José me diría un año después: “Tío, qué lástima que acabes de cura, pero me lo imaginaba por todo lo que hablamos”. Aquel día simplemente me afirmó: “Tú no vas a acabar con la chica esa. Por lo que me cuentas y por lo que te veo, estáis en unos niveles de madurez muy diferentes. Tú, mejor con una chica cuatro o cinco años mayor que tú”.

 Llegué a Santiago, volví a Madrid, al trabajo, a toda mi rutina, y la impresión que me daba es que acabaría con novia bien pronto. Dios me debía la oportunidad, y aquello del Camino era sólo un aviso. Ok, si sale mal, haría caso a lo que había experimentado en O’ Cebreiro y hablando con José, pero no concebía esa posibilidad.

 Salió mal. Ella me dijo lo típico: que si yo era perfecto, que sabía que era tonta por dejarme ir y no sé cuántas cosas más a las que no presté demasiada atención tras escuchar de su boca que, rezando, ella había sentido que Dios le decía que no, que no debía estar conmigo. Fue inevitable volver con mi mente al Camino, a las lágrimas en O’ Cebreiro, a la conversación con mi amigo de Ermua. Reconozco que me rabié, que quise revelarme ante esa jugada del destino y que los meses posteriores me los pasé saliendo de fiesta y ligando con alguna otra chica. Pero en mi cabeza y en mi corazón seguía estando el pacto con Dios y que yo me negaba a cumplir. Pero pasa una cosa, que cuando el Señor se empeña en algo, a poco que haya algo de voluntad propia por querer agradarle, Te acaba venciendo. Y me venció. Acabé en el Seminario al curso siguiente. Pero antes, ese verano intenté hacer el Camino de Santiago desde Saint Jean de Pied de Port. No terminé. ¿Y por qué? Porque hice etapas demasiado largas y no sabía realmente por qué estaba allí. Me sentí expulsado por el apóstol. Sencillamente, no debía querer que yo estuviera allí, porque en apenas unos días de ruta acabé con un esguince, un dedo en carne viva, un móvil estropeado, se me cayó y rompió en el pie una puerta de ducha… y algo más que prefiero ni acordarme. Eso sí, antes de irme a casa pude conocer a las monjas agustinas de Carrión de los Condes, que, con su particular forma de acogida de peregrinos, se quedaron bien grabadas en mi corazón.

 A los pocos meses de estar ya estudiando la carrera teológica en Pamplona, decidí que peregrinaría a Santiago una vez acabado el curso. Si aprobaba todo, saldría al día siguiente de acabado exámenes. Dicho y hecho. Y así, junto a un compañero y amigo llamado Pedro, me puse en Camino otra vez. El reto eran 706 kilómetros hasta Santiago desde la puerta de nuestra residencia. ¿Lograríamos llegar esta vez? Ése era el reto.
 
 Acabé exámenes el 18 de mayo, y el 19 ya estaba camino de Puente la Reina con mi compañero y amigo Pedro. Pronto fuimos conociendo gente: a Pietro, a Ramón, a Renato… y como ellos a muchos otros en los cuales poner la mirada siempre con algo que aprender de ellos. Porque en el Camino, como a los ojos de Dios, somos todos iguales. Y fueron pasando los días y enfermé. Pasé una semana sin poder digerir los alimentos de la comida y la cena, lo que me hizo estar un poco más débil. Pero fue Renato el que me dio unas gotas que hicieron que pudiera expulsar de mi cuerpo aquello que me hacía malo justo antes de llegar a O Cebreiro. Luego conocimos a Patxi, a Ángel y a más gente, todos ellos peregrinos a Santiago.

Pero lo más importante del Camino no es el proceso exterior, sino el interior. En este 2012 pude descubrir más que nunca en mi vida la protección maternal de la Virgen María. El santuario de la Virgen del Camino me tocó, pero sobre todo volver a O Cebreiro, allí donde dos años antes mi vida cambió. La Virgen, la historia del milagro eucarístico y san Francisco de Asís, preludio perfecto antes de encontrar sentido al camino, a los 706 kilómetros: Jesucristo y su apóstol Santiago. Porque el Camino es Cristo y Cristo es el Camino. Mucha gente dice que en ruta a Compostela siente que hay un espíritu especial. ¡Y lo hay! Sólo quisiera decir que ese “algo” tiene nombre: Jesucristo y nuestra vida como un peregrinaje en la Tierra antes de volver al Padre.

Roberto

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robertolidoli

Roberto Lidoli

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Il mio cammino

2012

Commento

Il cammino è l'esempio di come l'umanità dovrebbe convivere...

Luigi

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Luigi Luttati

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Il mio cammino

Sono stato a Santiago nel 2011. Non ho fatto il cammino a piedi e mi trovo in evidente stato d'inferiorità rispetto a coloro che invece hanno percorso questa strada e ai quali va tutta la mia stima ed ammirazione.

Commento

Comunque sia il modo con cui ci si arriva, Santiago è veramente un'esperienza toccante, che non dimenticherò mai.

Renato

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Renato Giorda

Renato Giorda

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Il mio cammino

Partito il: 16 maggio 2012
da: Saint Jean Pied de Port

Arrivato il: 12 giugno 2012
a: Santiago

16 maggio - Saint Jean Pied de Port - Roncisvalle (km. 25)
17 maggio: Roncisvalle - Zubiri (km. 21,5)
18 maggio: Zubiri - Pamplona (km. 21)
19 maggio: Pamplona - Puente la Reina (km. 23,5)
20 maggio: Puente la Reina - Estella (km. 23)
21 maggio: Estella - Torres del Rio (km. 29)
22 maggio: Torres del Rio - Logrono (km. 20)
23 maggio: Logrono - Najera (km. 31)
24 maggio: Najera - Granon (km. 28)
25 maggio: Granon - Villafranca Montes de Oca (km. 28)
26 maggio: Villafranca Montes de Oca - Villafria (km. 32)
27 maggio: Villafria - Burgos (km. 8)
28 maggio: Burgos - Hontanas (km. 31,5)
29 maggio: Hontanas - Fromista (km. 34,5)
30 maggio: Fromista - Calzadilla de la Cueza (km. 37)
31 maggio: Calzadilla de la Cueza - Bercianos del Real Camino (km. 33)
 1 giugno: Bercianos del Real Camino - Puente Villarente (km. 32)
 2 giugno: Puente Villarente - Leon (km. 13)
 3 giugno: Leon - Hospital de Orbigo (km. 37)
 4 giugno: Hospital de Orbigo - Rabanal del Camino (km. 38)
 5 giugno: Rabanal del Camino - Molinaseca (km. 27)
 6 giugno: Molinaseca - Villafranca del Bierzo (km. 27)
 7 giugno: Villafranca del Bierzo - Hospital de la Condesa (km. 32,5)
 8 giugno: Hospital de la Condesa - Sarria (km. 36)
 9 giugno: Sarria - Portomarin (km. 23)
10 giugno: Portomarin - Palas de Rei (km. 25)
11 giugno: Palas de Rei - Arzua (km. 29)
12 giugno: Arzua - Santiago de Compostela (km. 39)
13 giugno: Santiago de Compostela
14 giugno: Santiago - Finisterre (in bus)
15 giugno: Santiago - Fatima (in bus)
16 giugno: Fatima
17 giugno: Fatima - Lisbona (in bus) - Torino (in treno)

Commento

Esperienza eccezionale, per le belle e numerose persone incontrate.

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