Carissimi amici,
molte volte le persone desiderano sapere che cosa facciamo di nuovo qui a Piano Stefano di Indiritto, quali sono le ultime novità che escogitiamo per realizzare nuovi progetti. A queste domande cerchiamo di dare delle risposte pertinenti ed esaustive.
Sono poche le persone che ci chiedono come viviamo e quale cammino desideriamo intraprendere. Il fare ha sempre il sopravvento sull’essere.
E’ più facile fare il prete, fare la mamma o il papà, fare il volontario, fare l’adulto…che essere prete, mamma o papà, volontario, adulto…
E’ quando cerchiamo di vivere l’essere che ci scontriamo con le realtà che ci creano fatica. Sono realtà che percepiamo in noi o negli altri come ad esempio l’egocentrismo, la voglia di potere, l’esibizionismo…Sovente queste dimensioni diventano “faraoniche” prendendo il sopravvento nella vita tanto che soffocano gli aspetti più positivi che sono presenti nel nostro intimo.
Per uscire da questo intreccio è necessario anche per noi, come ha fatto il popolo di Israele, percorrere la strada del deserto. Il periodo della Quaresima è un grande dono che ci viene offerto per liberarci dai lacci di quel male che ci rende schiavi di noi stessi, di situazioni o di un ambiente. Cercare il deserto è cercare l’intimo di noi stessi, cercare di entrare nella stanza profonda del cuore per cogliere la nostra vera identità di persona e la vocazione a cui il Signore ci ha chiamati. Entrare nell’intimo di una vita famigliare o sociale è saper valutare -e quindi scegliere- quelle modalità che ci permettano di vivere nella dignità e nella capacità di relazionarci in modo autentico e giusto.
Entrare nel deserto vuol dire chiudere delle porte, come ha fatto il popolo d’Israele lasciando alle spalle l’Egitto, anche se questo comporta rimpianti per quelle cose che riteniamo o abbiamo ritenuto positive, ma non tali da essere liberatorie.
Per vivere la dimensione dell’essere è necessario fare delle scelte personali che permettano di esprimere la nostra autenticità più profonda e al contempo di perseguire l’attualizzazione dei valori evangelici che sono presenti nelle beatitudini (Mt. 5), con il coraggio di liberarci da condizionamenti che appesantiscono il cuore e lo spirito.
Oggi si fa molta fatica ad entrare nella stanza del proprio cuore e di conseguenza si fa altrettanta fatica ad educare a questo. Si preferiscono modalità concettuali come i grandi incontri, grandi corsi di preparazione, grandi documenti, ma alla fine ognuno resta come prima.
La pastorale stessa all’interno della chiesa utilizza queste modalità, inonda di parole che però non arrivano al cuore dell’uomo e scivolano via. Quello che manca è l’attenzione alla persona, veicolo necessario per arrivare al cuore di essa. L’attenzione che il Signore ha rivolto ad Israele (il dono dell’alleanza tra il Signore e il suo popolo, il dono della manna e dell’acqua scaturita dalla roccia) nel cammino del deserto è tale da suscitare anche in noi il desiderio di essere accolti e amati per quello che siamo.
Se riusciamo ad entrare nella stanza del cuore e a chiudere un po’ di porte evitando che persone e soprattutto cose invadano il nostro intimo, lì nascerà un desiderio di Libertà e di Amore che porterà ad aprire la porta non alle realtà corruttibili, ma a Colui che è l’Amore: Cristo Gesù.
Il cammino della Quaresima è un’opportunità perché ognuno di noi possa raggiungere quella “Terra Promessa” che è la libertà di Cristo e perché non sia più schiavo né di sé, né delle cose, né degli altri. Non saranno né segni liturgici, né ritualità a far sì che ognuno di noi diventi veramente libero, ma il silenzio, la Parola di Dio, il pane spezzato e la lotta spirituale renderanno il nostro cuore terreno fertile perché nascano realtà nuove.
Buon cammino.
Don Gianni e Milva