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25 luglio 2009

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Carissimi,

innanzitutto un caloroso saluto e un augurio di buona estate.
Scegliamo di dedicare questo scritto ad un sacerdote che ha donato la sua vita a questi luoghi e con cui abbiamo condiviso valori e modi di essere. Pensiamo che fare memoria di persone che hanno amato profondamente lasciando nel cuore di tanti tracce di bene sia doveroso per sottolineare che ciascuno di noi può percorrere sentieri di vita là dove viviamo la nostra quotidianità.

Un abbraccio    

Don Gianni e Milva

 

In Memoria di don Gianni Gili
Parroco di Indiritto di Coazze

Carissimo don Gianni,
 centinaia sono state le persone che in occasione del tuo funerale sono salite ad Indiritto di Coazze il 10 giugno scorso per salutarti, ma soprattutto per esprimerti un grande grazie per tutto quello che hai fatto.
 Il tuo modo di vivere dovrebbe essere di insegnamento non solo per i preti ma anche per ogni persona piccola o grande che sia, per tutti quelli che vogliono essere educatori nei confronti delle nuove generazioni. Desideriamo farlo conoscere, anche se tu non avresti mai accettato una cosa simile perché troppo discreto e silenzioso. La Voce del Popolo, settimanale della diocesi di Torino, ti ha ‘liquidato’ in poche righe, accontentandosi di pubblicare il tuo testamento spirituale. Noi, invece, desideriamo mettere in risalto alcuni aspetti del tuo modo di essere e di vivere che riteniamo molto belli e significativi per tutti.
 Grazie per la tua semplicità e riservatezza che ti hanno permesso di incontrare il cuore di tante persone sofferenti e in ricerca rifiutando sempre modi di fare appariscenti, consueti in questo mondo dove quello che conta è il ruolo che una persona ricopre, le cose che possiede o le sue capacità organizzative. 
 Il vivere ad Indiritto a contatto con persone di grande umanità ti ha permesso di essere a tua volta capace di cogliere l’essenziale della vita. Semplicità e riservatezza sono un binomio non facile da trovare nelle persone impegnate; questi due valori permettono di amare le persone che si incontrano sul cammino indistintamente dai loro ruoli. E’ per questo che le persone entravano bene in relazione con te, specialmente i lontani dalla Chiesa, chi viveva momenti difficili o situazioni non conformi ai canoni ufficiali. Non hai mai alzato barriere clericali tali da creare distacco ed indifferenza, non hai mai fatto pesare quello che tu hai realizzato, hai sempre cercato di cogliere il buono in ogni persona o situazione per valorizzarne il meglio.
 Un secondo grazie lo esprimiamo per il tuo lavoro che in tutti questi anni   hai portato avanti con passione. Un lavoro che non è coinciso solo con l’aver aperto strade, scavato fossati, fatto brillare mine, trasportato merci di vario genere ma che ti ha permesso di incontrare tantissime persone, credenti e non, realizzando forti legami solidali. Ne è riprova l’aver creato una cooperativa di lavoro, la Copindi, che ha riservato una particolare attenzione a persone in situazioni di disagio. Il tuo lavorare è stato attento a un territorio, alle fatica delle persone, dando tutto te stesso. E’ questo tipo di lavoro che dovrebbe essere oggi riscoperto: creare benessere alle persone e a un territorio.
 Hai amato molto la Valsangone e in modo particolare Indiritto di Coazze e il comune di Valgioie. Oggi non c’è più l’attenzione al territorio ma si demanda tutto alle istituzioni; però né comuni, province o regioni riusciranno a dar vita alla montagna se non si valorizzano coloro che vi abitano. E’ molto riduttivo abbinare la montagna all’andare a sciare o a cercare funghi. Amarla vuol dire renderla vivibile, valorizzare un territorio, conoscerne la cultura e difenderla dal degrado.
 Hai aiutato laici e preti ad aprire strade nuove di vita con il tuo essere ricco di umanità e di spirito evangelico. La tua dedizione al lavoro manuale ci richiama l’importanza di vivere lo spirito di Nazareth: tempo in cui Dio prepara il cuore di suo figlio Gesù per la missione. Per vivere ‘Nazareth’ siamo chiamati a ricercare per poi amare il silenzio, le cose semplici, il lavoro manuale; disporre il cuore ad accogliere e incarnare la Parola, creare relazioni attente e significative con le persone che ci attorniano.
 Infine un grande grazie per le persone che in vario modo hanno bussato alla tua porta per cercare aiuto, conforto, solidarietà e verso le quali hai aperto sempre il tuo cuore. Hai amato le persone rischiando sulla tua pelle: troppa titubanza annacqua la carità e la vanifica.  La tua vita si colloca molto bene nella tradizione di tanti preti torinesi innamorati di Cristo e del suo Vangelo e solidali con le persone che fanno fatica.

Grazie per quello che sei stato.